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01 note tecniche e prospettive legno di castagnoLa storia del paesaggio italiano e piemontese di questi ultimi secoli si caratterizza per la sua trasformazione da “naturale” a paesaggio modellato dall’uomo, ovvero “colturale”. Se dovessimo scegliere un elemento simbolico di tale fenomeno il castagno rientra sicuramente tra i candidati più significativi. Esso è una specie spontanea dei nostri boschi che nel tempo è stata diffusa a partire dal piano collinare, ai margini delle pianure, fino a quello montano superiore.

Per secoli il castagneto ha rappresentato un elemento essenziale dell’attività rurale nella collina e montagna piemontesi, ove ha fornito frutti e farina per l’alimentazione, legno per costruire o riscaldarsi, tannino per la concia delle pelli, pascolo per gli animali domestici, strame per il bestiame.

In Italia, all’inizio del secolo scorso, esso occupava una superfice pari a quasi 800.000 ettari tra fustaie e cedui – questi ultimi costituivano quasi il 20% della copertura forestale dell’epoca – ed era strategico anche in termini di capacità produttiva di biomassa legnosa e frutti. In questi ultimi decenni si è poi osservata una certa riduzione nell’estensione dei castagneti, bilanciata peraltro dall’espansione di altre foreste, ma gli attuali circa 750.000 ettari rappresentano ancora il 7% della copertura forestale nazionale.

Nello stesso periodo si è evidenziata anche una profonda trasformazione nelle modalità di governo e gestione dei castagneti tanto che, se all’inizio del 1900 essi erano per il 90% selve da frutto e solo per il 10% cedui, attualmente il rapporto si è quasi esattamente rovesciato ed i castagneti da frutto sono più vicini al 5 che al 10%.

Anche se il castagno è presente in tutte le Regioni, in tre di queste (Piemonte, Liguria e Toscana) si concentra oltre il 50% dei popolamenti italiani ed il Piemonte fa registrare la maggiore estensione (secondo l’aggiornamento del 2016, circa 206.000 ettari che rappresentano il 22% della superficie forestale regionale).

In questo contesto, nonostante sia ancora oggi il tipo di bosco più rappresentato e utilizzato (circa il 30% delle istanze di taglio), la sua rilevanza economica è drasticamente diminuita. L’aspetto più grave tuttavia è che accanto a queste ricadute è andato perdendosi il valore culturale e sociale di un albero, un tipo di bosco e un paesaggio che hanno dato origine a quella che più volte è stata definita la “civiltà del castagno”.

Solo in questi ultimi anni si intravede un’inversione di tendenza, timida ma importante, in cui il rinnovato interesse per il suo legno, il tannino ed i frutti, insieme alla nascita del Centro di Castanicoltura a Chiusa di Pesio (CN), rappresentano un segnale verso il recupero di un’“identità” e sono tasselli fondamentali per un rilancio economico, sociale e culturale delle aree interne e della nostra montagna.

La presente monografia, che va in tale direzione, include una serie di contributi interessanti ed utili ai fini di una miglior conoscenza del variegato sistema produttivo che ruota in particolare intorno al legno di castagno. Essa raccoglie una serie di articoli sugli aspetti tecnologici del materiale fornendo poi un quadro sintetico di alcune attività di ricerca pregresse o in corso e delle prospettive ad esse sottese, con esempi concreti di possibili nuovi impieghi. Vengono inoltre riportate indicazioni generali sulla gestione selvicolturale dei boschi della specie, con approfondimenti sulla situazione piemontese e un’esperienza sull’applicazione di strumenti operativi per lo sviluppo di filiere locali e la tracciabilità degli assortimenti legnosi raccolti.

Il lavoro si inserisce nel contesto di due recenti progetti sul castagno finanziati dal PSR della Regione Piemonte ma molte informazioni e riflessioni contenute si possono parimenti estendere a livello nazionale, nell’ottica di un rilancio anche economico del comparto. Auspico quindi che esso possa diventare un primo elemento della sezione sul legno del sito CRC e offrire validi spunti per una valorizzazione di una così importante risorsa del nostro patrimonio agro-forestale e paesaggistico.

Iniziativa finanziata dal Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Piemonte, Misura 19 - Sostegno allo sviluppo locale LEADER. Autorità di gestione: Regione Piemonte - Direzione Agricoltura www.regione.piemonte.it/svilupporurale

Maggiori informazioni:

Ente: CHESTNUT R&D Center.
Autori: Roberto Zanuttini (a cura di)
Anno di pubblicazione: 2020
Caratteristiche: colori
N° Pagine: 73

 
 
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